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UN FLOP ANNUNCIATO QUELLO DELLA NETFLIX DELLA CULTURA ITALIANA?


Non si placano le polemiche su ItsArt (Italy is Art), ideata da Dario Franceschini e promossa da Cassa Depositi Prestiti (Cdp), una piattaforma che al momento pare essere un catalogo culturale non troppo ampio e con contenuti a pagamento.





Già in un nostro articolo di gennaio avevamo evidenziato le perplessità che ruotavano attorno al progetto – costato 10 milioni di euro, forse troppo pochi per un’idea così ambiziosa – e i dubbi sull’assenza di bandi pubblici, la non trasparenza nella scelta di Chili Spa e l’esclusione dei lavoratori dello spettacolo.


Anche l’università LUISS di Roma aveva avviato una ricerca per indagare l’interesse degli italiani su ItsArt e rilevando quasi una divisione a metà. Su un campione eterogeneo di 500 persone - diviso tra uomini (48%) e donne (52%) di diverse fasce d’età (dai 18 anni agli over 65) provenienti dal nord, dal centro e dal sud d’Italia e da città e comuni di diversa intensità abitativa - il 49% si era detto favorevole a una piattaforma OTT (over the top) dedicata interamente alla cultura. In particolare, l’interesse si è rivelato alto tra i più giovani tra i 18 e i 34 anni (70%), un valore che diventa ancora più elevato tra gli over 55 anni (76%).


La sfida dunque – come si legge nell’articolo di Artribune che ha commentato l’indagine - sarebbe dovuta consistere nel progettare una programmazione esclusiva e di qualità dettata dai tempi di una pandemia che ha costretto a ripensare totalmente le mission aziendali, invece – sottolinea il pezzo pubblicato da L’Espresso – la “Netflix della cultura” sembrerebbe essere un affare solo per il partner privato.

Si legge nel servizio: “In attesa di promuovere gli artisti italiani che si dovrebbero caricare il rischio di impresa se vogliono apparire su Itsart, poiché la piattaforma offre soltanto la distribuzione, per adesso vengono proposti film che su Chili si trovano a prezzi più convenienti o addirittura documentari - come quello su Federico Fellini – che su Raiplay sono gratuiti”.



La redazione




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