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UN APERITIVO CON PRIMARIGA. GLI EDITORI: MASSARI EDITORE.


Concludiamo questo ciclo di interviste agli editori con una chiacchierata con Roberto Massari, direttore di Massari Editore. Vi aspettiamo dopo l'estate con molte altre novità!

Quanto contano gli orientamenti del mercato nelle scelte editoriali? Contano zero nelle mie scelte editoriali


Alcune case editrici non investono negli esordienti, voi come vi ponete con chi si approccia al libro per la prima volta? È un problema che non si pone per una casa editrice specializzata in saggistica seria: un libro-saggio è un libro-saggio, indipendentemente da chi l’ha scritto. Certo, si presume una formazione teorica adeguata da parte dell’autore, ma non che egli sia al suo secondo o terzo libro.


In che cosa la vostra casa editrice differisce dalle altre e perché un autore dovrebbe scegliere di inviarvi il proprio manoscritto? Perché questa è l’unica casa editrice rivoluzionaria, nel senso pieno del termine, che esista in Italia. E ciò va inteso non solo in senso politico o sociologico, ma nel quadro di una generale visione culturale antisistemica. Quindi un autore, che desideri sfuggire alla morsa del sistema e si senta degnamente rappresentato dai libri pubblicati nelle 17 collane di Massari Editore, può provare a bussare alla nostra porta. Non è detto che gli verrà aperto tanto facilmente, visto che la casa editrice ha già un proprio programma editoriale elaborato nel corso almeno di un trentennio e che fatica a realizzare. Ma a volte (non troppo spesso) arrivano delle nuove proposte che spingono ad alterare tale programma.


Una volta selezionato un manoscritto, quale processo di editing segue? È affidato a un singolo editor o a più persone? Il lavoro di editing è svolto dal direttore tuttofare (sono il direttore editoriale, il magazziniere, lo spedizioniere, il procacciatore di soldi...). Dal 1966 (quando tradussi a vent'anni il mio primo libro per Garzanti, seguito a ruota da una traduzione per Laterza) ad oggi, ho sviluppato una certa abilità ed esperienza nel campo dell’editing che gli editor delle grandi case editrici possono solo sognare. Sono anche facilitato dalla conoscenza di varie lingue, dalle lauree e dagli studi all’estero e da una lunga esperienza come autore. Massari Editore presenta agli autori le proprie Norme editoriali ed esige che vengano rispettate. Ma l’editing ovviamente non è fatto solo di norme tipografiche o grammaticali. Affido la seconda correzione di bozze (e da un po’ di tempo anche l’Indice dei nomi) a un collaboratore esterno che lavora su base di amicizia. Questa è la «squadra» di editing.


Quali canali promozionali adotta la casa editrice per pubblicizzare un libro appena dato alle stampe? Fino ad alcuni anni fa pagavo delle mancette di prima pagina su il Manifesto. Da un paio d’anni o poco più ho smesso e ormai rimangono solo il mio sito e i blog che decidono di aiutarmi: questi lo fanno, però, a seconda della natura del libro.


Quale importanza riveste per la casa editrice la parte digitale? Alla pubblicazione cartacea segue sempre un e-book? Non segue mai l’e-book. Il tipo di saggistica che io pubblico non è compatibile con l’editoria informatica. I libri di Massari Editore vanno letti, riletti e meditati in versione cartacea (possibilmente con l’evidenziatore a portata di mano). E devono restare a portata di mano per un loro successivo utilizzo. Oppure possono anche solo esser consultati (mi riferisco alle opere di maggiore impegno o volume). Consiglio comunque di raggrupparli per argomento negli scaffali della libreria di casa. Anche a questo serve l’ordinamento in collane. Personalmente limiterei l’editoria digitale ai manuali o ai libri di natura tecnico-scientifica. Non a tutti ma ad alcuni.


In Italia ci sono sempre meno lettori, quali sono le problematiche nel mondo dell’editoria e che soluzioni si potrebbero individuare? Soluzioni non ne vedo. Considero del resto disastroso, disastrato e irrecuperabile il mondo dell’editoria italiana. Per capire il vicolo cieco in cui siamo entrati ormai da tempo, basterebbe solo considerare il peso traboccante della narrativa rispetto alla saggistica. E il peso di autori giornalisti e di personaggi televisivi all’interno di quest’ultima. E visto che non si può ricominciare tutto da capo, azzerando lo strapotere della grande editoria e limitando il proliferare di piccole aziende a gestione familistico-locale, non si può fare altro che andare avanti così. Alla meno peggio, sperando che una sorta di darwiniana selezione delle specie operi anche in campo editoriale e culturale. Del resto tutta la storia dell’editoria, a partire dai primi libri a stampa, è andata avanti così, a casaccio e senza piani preordinati. Ciò non toglie che accanto a case editrici prive di una personalità culturale (oltre a quelle prezzolate o serve del sistema) sono esistite case editrici coraggiose e di forte impatto qualitativo (penso per es. all’Einaudi dei primi decenni del dopoguerra o alla casa editrice Schwarz fatta chiudere perché scomoda alla sinistra togliattiana). Solo il trascorrere del tempo deciderà quali libri, quali autori e quali editori hanno veramente meritato di esistere in questi primi decenni del fatidico Duemila. Ma questa non è una novità: funziona così grosso modo dall’epoca di Esiodo e di Omero.


È stata appena approvata la legge sul libro e la lettura che, tra le altre cose, prevede un abbassamento dal 15% al 5% del limite massimo di sconto applicabile a un libro da parte delle librerie. Qual è il vostro punto di vista? Che non vi dovrebbero essere limiti di sconto. Che se un editore volesse regalare i propri libri dovrebbe essere libero di farlo (non so se la legge glielo consentirebbe…). Anch’io regalo molti libri a centri di recupero, carcerati, biblioteche di piccoli comuni... Quando faccio conferenze, fiere o presentazioni, offro in genere lo sconto del 50%: io ci guadagno in aumento delle vendite e i lettori sono contenti. È inutile cercare di salvare le piccole librerie in una situazione di evidente oligopolio da parte delle grandi catene. Non si può far fare marcia indietro alla storia, come si può vedere in altri Paesi a capitalismo avanzato. Accadrà ciò che i supermercati rappresentarono per i piccoli negozi di alimentari. E nessuno potrà fare nulla per impedirlo: al massimo si potrà rallentare il processo. Ma vista l’«eternità» dei libri validi, tale rallentamento non ha alcuna rilevanza temporale. Sopravvivranno in forma autonoma solo le librerie ad alta specializzazione o quelle «mitiche» nella loro caratterizzazione culturale. A Parigi ce ne sono molte di quest’ultimo tipo, a Roma quasi più niente.


Qual è la vostra posizione sull’auto pubblicazione? Che ognuno pubblichi ciò che più gli aggrada. L’era digitale lo consente in forma centuplicata rispetto al passato. Sarebbe bello fare appello al senso di autodisciplina degli aspiranti autori, ma non credo che lo si possa fare o che abbia senso starne a parlare. Del resto il futuro dell’editoria è verso una crescente frantumazione e dispersione: oggi viviamo solo le avvisaglie di ciò che accadrà nei prossimi decenni, in Italia e nel mondo.

Questa moltiplicazione esponenziale dei libri (auto)pubblicati la esigono la società spettacolare di massa e il bisogno febbrile di protagonismo della gente. I successi finanziari dei grandi editori con alcuni titoli di narrativa e di saggistica giornalistico-televisiva, sono lì a fungere da specchietto per le allodole. E capisco bene il ragionamento che fa l’uomo della strada, autore magari di un romanzo dignitoso, il quale dice a se stesso: se ha venduto milioni di copie questa porcheria (e potrei facilmente fare dei nomi di porcherie di successo che ho provato a leggere ma solo per ragioni professionali), non si vede perché non debba vendere il mio che è certamente meglio di quella data porcheria esaltata dall’industria pubblicitaria (giornalistica e televisiva in primo luogo, ma ormai anche internautica). E quindi il fenomeno dell’auto pubblicazione crescerà a dismisura, creando seri problemi alla grande editoria e alle sue catene commerciali, non per concorrenza sul terreno della qualità, ma semplicemente perché caleranno ulteriormente le vendite della narrativa «di massa»: ognuno sarà talmente impegnato a scrivere, pubblicare e diffondere il proprio libro, che avrà meno tempo a disposizione e meno voglia di leggere la narrativa altrui. Il fenomeno, tuttavia, continuerà a riguardare essenzialmente la narrativa oppure quel genere di editoria esecrabile e che si colloca a metà tra la narrativa e la saggistica. Questo genere di libri è purtroppo in aumento presso ogni tipo di editori (grandi e piccoli), ma ben si addice al mondo dell’auto pubblicazione.

Non si dimentichi poi che l’Homo videns - nel senso in cui tra gli altri ne parlava Sartori - domina ormai ogni manifestazione culturale e non solo editoriale. Sono lacrime ipocrite che si riversano sull'insufficiente circolazione di libri tra la popolazione: i gingilli elettronici con i quali si tengono occupatissimi i potenziali lettori di libri rappresentano la principale concorrenza (scorretta e intellettualmente degradante) alla lettura. Ma chi può arrestare lo tsunami commerciale rappresentato dall’industria elettronica, del software e dei gingilli connessi?


Quali anticipazioni potete farci sulle vostre prossime uscite?

Pierre Naville, Il tempo del surreale. Corpi (pp. 368)

Maurice Nadeau, Storia del surrealismo (nuova trad., pp. 272)

Stefano Taccone (a cura di), Religione/ arte/ rivoluzione (pp. 264)

Pierre Seel, Io, Pierre Seel, deportato omosessuale (pp. 176)

Pierre Saintyves, Le vergni madri e le nascite miracolose (pp. 208)



La redazione




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