• PrimaRiga

UN APERITIVO CON PRIMARIGA. CONVERSAZIONI A MEZZODÌ. PAOLO LA PERUTA.

Aggiornato il: feb 20

Questa volta è il nostro intervistato a offrici da bere e la nostra chiacchierata con Paolo La Peruta, napoletano di nascita e salentino d’adozione, non poteva che svolgersi ai tavolini del Caffè Letterario di Lecce, fondato da Paolo nel 2000. All'ombra del barocco leccese, l’autore dei gialli Per Giove! Mistero al Caffè Letterario (Lupo Editore) e Senza Pace (Manni Editore) ci racconta il suo percorso letterario mentre è appena arrivato in libreria Certi legami (Manni Editore), che continua a farci vivere le avventure ironiche e rocambolesche di Pietro Sicuro.

Quale cocktail è il tuo preferito e farai preparare per noi?

A me piace moltissimo il Bloody Mary ma so che non tutti apprezzano il succo di pomodoro quindi potete scegliere tra quello e un ottimo Gin Fitz.

Perché e quando hai iniziato a scrivere? E, a tuo parere, perché è importante? Ho iniziato a scrivere per mettermi alla prova e per vestire, una volta tanto, i panni del "vincitore". Provo a spiegarmi meglio: noi lettori di gialli siamo intimamente dei "masochisti intellettuali". Crediamo di leggere per risolvere il mistero proposto dal romanzo ma, in realtà, godiamo solo se perdiamo, se a vincere è lo scrittore. Quando invece risolviamo l'enigma, prima della fine del libro, lo giudichiamo troppo prevedibile e restiamo delusi. Più che scrivere, credo sia importante, anzi essenziale, leggere. Non tutti i lettori possono essere degli scrittori ma nessun "non lettore" potrà mai sperare di scrivere qualcosa di degno.

Qual è stato il percorso che ti ha permesso di pubblicare un libro, che ti ha portato quindi dalla semplice passione per la scrittura alla casa editrice? Quando finii di scrivere Per Giove, il mio romanzo d'esordio, lo feci leggere a parenti e amici. Come era prevedibile, si sperticarono tutti in lodi e complimenti. Per loro ero più intrigante di Camilleri, più avvincente di Lucarelli, più raffinato di Carofiglio... insomma, i feedback non brillavano per imparzialità, allora volli sentire l'opinione di un addetto ai lavori. Al Caffè Letterario collaboriamo da sempre con quasi tutte le case editrici salentine ospitando le presentazioni dei loro autori. Sottoposi il manoscritto a Cosimo Lupo, un editore che stimo molto, chiedendogli un parere sincero. Dopo un paio di settimane mi chiamò in casa editrice e non solo si disse entusiasta del libro, ma mi propose di pubblicarlo con la Lupo Editore.

Dal punto di vista dello scrittore, quanto è importante l’editing e in generale il ruolo del service editoriale? È assolutamente essenziale. Quando ho finito di scrivere la prima stesura, la rileggo e rimaneggio più volte ma, essendo l'autore, sono troppo coinvolto, troppo affezionato a personaggi o snodi che, nell'economia della storia, possono risultare superflui o ridondanti per modificarli o, addirittura, eliminarli. Inoltre, dopo decine di riletture, è come se gli occhi non vedessero più i refusi. Per queste ragioni un aiuto esterno professionale è fondamentale.

Che problematiche ti senti di evidenziare nel mondo dell’editoria e che soluzioni potresti individuare? I problemi sono soprattutto di ordine commerciale. Le grandi case editrici rischiano sempre meno preferendo pubblicare libri di dubbia qualità scritti da personaggi noti, piuttosto che osare puntando su nuovi nomi. E così ci ritroviamo le librerie piene di roba scritta da cantanti, attori, calciatori, tronisti, presentatrici, youtuber, vallette... Le piccole case editrici invece sono schiacciate dai costi d'impresa. Togliendo le fette necessarie per pagare la produzione, la distribuzione e la promozione, il personale e le tasse, quel che resta loro del costo di copertina di un libro è una percentuale davvero irrisoria. La necessità di far quadrare i conti induce le case editrici ad accettare testi poco validi, da pubblicare a pagamento, creando una selva di libri poco validi che intorbidiscono una proposta editoriale già compromessa. Francamente non possiedo una soluzione, ma credo che innanzitutto bisognerebbe partire dalla formazione di una nuova generazione di lettori consapevoli ed esigenti che creino una "domanda" che "l"offerta" non possa ignorare.

Qual è la tua opinione sull'auto pubblicazione e sull'editoria a pagamento? Credo siano entrambe figlie di una cultura autoreferenziale dilagante e di un mercato malato. Nessuna di queste strade sottopone le opere e l'autore a una selezione che, se fatta bene, produce qualità e originalità. Quale ruolo ha la lettura nella tua vita? La lettura mi ha cambiato la vita! Ha contribuito a rendermi quello che sono. Non sono laureato e non sono portato per lo studio sistematico. Non lo sono mai stato. Ma sono un lettore indefesso e curioso e questo ha formato la mia sensibilità di uomo prima e di scrittore poi. In quale momento della giornata scrivi e quali sono le tue abitudini? Hai un luogo che più degli altri ti predispone alla scrittura o si tratta esclusivamente di uno stato mentale? La mia vita è un po' complicata. Faccio un lavoro strano che si svolge di notte ma che mi impegna anche di giorno tra carte, consulenti e approvvigionamenti. Aggiungendo la famiglia e qualche ora di riposo, non è che resti molto tempo quindi scrivo quando posso, come posso e dove posso. In fila alla posta, a un tavolo del Caffè Letterario, a letto, davanti al mare o in bagno, usando il pc, carta e penna o il cellulare, poco importa. Purché la storia proceda, una riga alla volta, fino alla parola FINE. Quale tipo di formazione pensi possa essere utile per diventare un buono scrittore? Occorre aver dimestichezza con le parole, con i personaggi e con le trame. Studiare è importantissimo, ma leggere, guardare film o serie tv lo è altrettanto. Però, dopo un po', bisogna farlo con la sensibilità dello chef che assaggia il piatto di un altro cuoco. Bisogna provare a capire quali siano gli ingredienti che ci hanno fatto apprezzare oppure no il "piatto", nel nostro caso la storia. In che modo ci ha catturati o ci ha persi, perché ci siamo affezionati a quel personaggio e perché di quell'altro non ricordiamo nemmeno il nome. Insomma, occorre assimilare le esperienze di chi riesce ad emozionarci per preparare un terreno fertile in cui coltivare e far crescere la nostra storia.




Paolo La Peruta, nato a Napoli nel 1973, ha fondato nel 2000 il Caffè Letterario di Lecce, locale nel cuore della città che negli anni è diventato un punto di riferimento per artisti, intellettuali e universitari del Salento. Ha organizzato mostre, concerti, incontri, rassegne e una serie infinita di eventi culturali. Prima di ritornare nel Salento, ha lavorato come animatore, coltivatore di albicocche, metalmeccanico, venditore di patatine, scaffalista, impiegato...

Romanzo d’esordio, Per Giove! Mistero al Caffè Letterario (Lupo) è un giallo ironico che racconta le vicende tragicomiche di Pietro Sicuro, titolare del Caffè Letterario di Lecce coinvolto, suo malgrado, in vicende pericolose, proibite e molto più grandi di lui. Nel 2014, Per Giove si aggiudica il primo premio al Concorso Internazionale Giallo Limone Piemonte. Senza Pace (Manni), il suo secondo lavoro, conquista nel 2017 il prestigioso premio Tolfa Gialli&Noir e porta avanti le disavventure di Pietro Sicuro. Da dicembre 2019, potete trovare in libreria il suo terzo giallo, Certi Legami (Manni), che chiude la trilogia del Caffè Letterario.


La redazione

33 visualizzazioni

Non perderti le nostre interviste.

Clicca qui e scopri tutti gli ospiti della rubrica
UN APERITIVO CON PRIMARIGA

linkedin.png

Via Sardegna 7, 25124

Brescia

Italia