• PrimaRiga

UN APERITIVO CON PRIMARIGA. CONVERSAZIONI A MEZZODÌ. MARCO RIZZINI.

Aggiornato il: feb 20

Nostro ospite di oggi è il veronese Marco Rizzini, classe 1981, autore di Panda o morte. 12.000 km da Verona a Mosca su una Fiat Panda degli anni Ottanta (Ediciclo Editore), il racconto di un viaggio - intrapreso anche per raggiungere la tomba del bisnonno polacco che si oppose all'occupazione russa - che lo scrittore ha compiuto con due amici a bordo di una Panda, attraversando Balcani, Turchia, Georgia, Azerbaijan, Kazakistan, Uzbekistan e infine Tashkent per poi ritornare passando per le città sante dell’islam. Il libro è impreziosito dalla prefazione di Nicolai Lilin, autore di Educazione Siberiana (Einaudi). Iniziamo col chiederti quale cocktail possiamo offrirti, qual è il tuo preferito?

Ovviamente un Moscow Mule. Portane due per favore.

Perché e quando hai iniziato a scrivere? E, a tuo parere, perché è importante scrivere?

Ho sempre scritto da quando ho ricordi. Alle superiori, all'università, in ufficio. Mi ha sempre permesso di ragionare sulle cose, di analizzarle. C’è chi sceglie Freud e chi un foglio word. Quando scrivo, analizzo per lo più me stesso. Ho scritto per oltre una decade di cinema e pubblicato numerosi reportage di viaggio.


Qual è stato il percorso che ti ha permesso di pubblicare un libro, che ti ha portato quindi dalla semplice passione per la scrittura alla casa editrice?

Il passo finale è stato molto semplice. Ho inviato un manoscritto ed è piaciuto subito. Sono stato fortunato. Il difficile è stato riuscire a concentrarmi nello scrivere con continuità, come fosse un allenamento quotidiano. Serve un’etica da samurai, una dedizione da monaco. La scrittura, per chi la vive nel tempo libero dal lavoro “vero” come me, richiede sacrificio e uno sforzo di volontà che prima di trovarmici avevo sottovalutato.


Dal punto di vista dello scrittore, quanto è importante l’editing e in generale il ruolo del service editoriale?

Essendo autodidatta, non conoscevo il lavoro dell’editor. Sono stato fortunato a trovarne una molto brava e molto scaltra con cui mi sono trovato subito in sintonia. L’editor è un/una professionista con le idee chiare, su cosa funziona e cosa no. È una figura essenziale. Mi ha valorizzato insegnandomi a non sprecare parole.


Che problematiche ti senti di evidenziare nel mondo dell’editoria e che soluzioni potresti individuare?

Non me ne intendo così tanto, non saprei che dire se non ovvietà. Da lettore, posso invece dire che di sicuro escono troppi titoli, spesso cloni o parenti affini di altri testi. Immagino sia il mercato a chiederlo ma è difficile, da lettore, cogliere e capire cosa vale e cosa no.


Qual è la tua opinione sull'auto pubblicazione e sull'editoria a pagamento?

Si gioca forse troppo sull'ego dello scrittore, caricandolo di aspettative. Bisogna ovviamente al contempo riconoscere che tante perle mancano immeritatamente la pubblicazione “standard”. Pensiamo ai casi più famosi, per esempio alla Rowling o a Moccia. Qualche editor si sta ancora mangiando le mani.


Quale ruolo ha la lettura nella tua vita?

Totale! Prima di voler scrivere, bisogna amare la lettura. Se non leggi difficilmente potrai scrivere qualcosa di interessante.


In quale momento della giornata scrivi e quali sono le tue abitudini? Hai un luogo che più degli altri ti predispone alla scrittura o si tratta esclusivamente di uno stato mentale?

Scrivo nel fine settimana, con delle full immersion che durano finché non mi si incrociano gli occhi. Vorrei dire di scrivere aprendo la finestra e vedendo l’infinità del mare, ascoltando il rumore delle onde… ma mentirei. Vivo in una quasi-metropoli italiana in un bilocale di ringhiera praticamente senza luce naturale. Scrivere è uno stato della mente e, come dicevo prima, pura forza di volontà. Lo si può fare ovunque. Spesso scrivo le mie bozze nelle mail del telefono, mentre vado in ufficio in autobus.


Quale tipo di formazione pensi possa essere utile per diventare un buono scrittore?

Io ho una formazione umanistica alle spalle. Ho sempre amato le parole, fin da quelle scritte nei Topolino che mi compravano i miei genitori. Ciò non toglie che si possa scrivere con qualsiasi background. L’importante è amare la lettura e aver letto molto, con passione e piacere. Non è un lavoro che s’impara facilmente. O meglio, forse s’impara ma senza il fuoco giusto, rimarranno solo belle parole senz'anima.



Marco Rizzini nasce nel 1981 a Verona ma vive a Milano da diverso tempo. È da sempre appassionato di scrittura, storia e geopolitica. Iscritto all'Ordine dei Giornalisti dal 2006, scrive di cinema e di viaggi bizzarri. Con un’attitudine sempre curiosa è stato in Iraq, in Iran, in Corea del Nord, in Transnistria, in Abkhazia e non vede l’ora di partire per il prossimo viaggio.









La redazione

0 visualizzazioni

Non perderti le nostre interviste.

Clicca qui e scopri tutti gli ospiti della rubrica
UN APERITIVO CON PRIMARIGA

linkedin.png

Via Sardegna 7, 25124

Brescia

Italia