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UN APERITIVO CON PRIMARIGA. CONVERSAZIONI A MEZZODÌ. GENNARO SERIO.

Abbiamo incontrato Gennaro Serio, vincitore dell’ultima edizione del Premio Italo Calvino, e abbiamo parlato, tra le altre cose, di ispirazioni letterarie, lettura e del ruolo dell’editing nella sua esperienza da scrittore.


Iniziamo col chiederti quale cocktail possiamo offrirti, qual è il tuo preferito?

Uno che mi faccia assomigliare a Hemingway. Bloody Mary, anche se non ho la minima idea di che sapore abbia.

Perché e quando hai iniziato a scrivere? E, a tuo parere, perché è importante scrivere?

Ho iniziato a scrivere quando avevo sette anni. Scrissi un romanzo di sette pagine su uno scrittore che si ritira in un hotel di lusso per portare a termine il suo romanzo ma va incontro a una serie di spiacevoli sorprese (ero influenzato da una troppo precoce visione di Shining di Kubrick). La letteratura cerca di fissare sulla pagina quello che il mondo immorale rende fluttuante: questo può avere un valore per qualcuno. Ma è importante sopra ogni cosa leggere. Leggere è importante.

Qual è stato il percorso che ti ha permesso di pubblicare un libro, che ti ha portato quindi dalla semplice passione per la scrittura alla casa editrice?

La vittoria del Premio Italo Calvino (edizione 2019) per inediti di scrittori esordienti; il premio è gestito in modo del tutto indipendente rispetto alle logiche editoriali ma è seguito da tutte le principali case editrici e fa sì che queste prendano in considerazione non solo il manoscritto vincitore, ma anche molti altri titoli segnalati dalla giuria e dal comitato di lettura tra i partecipanti.

Dal punto di vista di uno scrittore, quanto è importante l’editing e in generale il ruolo del service editoriale?

L'editing è fondamentale, soprattutto quando non è informato da logiche da “scrittura creativa” ma è al servizio dell'entelechia del testo.

Che problematiche ti senti di evidenziare nel mondo dell’editoria e che soluzioni potresti individuare?

Si pubblicano troppi libri, mi sembra.

Qual è la tua opinione sull'auto pubblicazione e sull'editoria a pagamento?

È la stessa di Umberto Eco che ne ha scritto nel Pendolo. Chiedete al signor Garamond. Un'anticipazione che si può dare: non è una figura molto edificante.

Quale ruolo ha la lettura nella tua vita?

La lettura è una delle ragioni per cui vale la pena vivere. Da quando collaboro con i giornali leggo anche per lavoro e devo stare attento a non perdere il gusto, a non dare per scontato il gesto di aprire il libro e tenerlo in mano.

In quale momento della giornata scrivi e quali sono le tue abitudini? Hai un luogo che più degli altri ti predispone alla scrittura o si tratta esclusivamente di uno stato mentale?

Mi piacerebbe poter dire che scrivo tra le 7 e le 12 del mattino: sarebbe l'ideale e per qualche anno ci ho provato. La realtà è che adesso scrivo prevalentemente di sera o di notte. Mi piace scrivere in posti diversi, cerco di non essere troppo abitudinario. Notturno di Gibilterra (L’Orma Editore, 2020) è stato scritto nelle condizioni più diverse: biblioteche di Napoli, Roma e soprattutto Parigi (Sainte-Geneviève); nelle case dove ho abitato in queste tre città; in qualche caffetteria che ancora lo consentiva (la musica ormai è diventata una buona Nemica delle Lettere); persino al Bosco di Capodimonte o nel Chiostro di Santa Chiara, a Napoli. E poi in viaggio, come tutti.

Quale tipo di formazione pensi possa essere utile per diventare un buono scrittore?

Nessuna in particolare. Gli esempi sono arcinoti: ingegneri (Gadda), matematici (Parra, Pynchon), giuristi (non si contano, cito solo K.), e così via. Leggere e conoscere la letteratura, la critica e la teoria letteraria è importante, ma con qualche sforzo si può fare anche fuori dall'università.




Nato a Napoli nel 1989, Gennaro Serio vive a Roma dove lavora nella redazione del Manifesto e scrive per varie testate tra cui il Venerdì di Repubblica e Alias. Con Notturno di Gibilterra (L’Orma Editore), il suo primo romanzo, ha ottenuto il più prestigioso riconoscimento italiano riservato agli inediti di scrittori esordienti, il Premio Italo Calvino. Questa la motivazione della giuria: «Per il coraggioso esperimento metaletterario condotto nel testo con lingua poliedrica, sulla scia dei modelli cosmopoliti di Vila-Matas e Bolaño. Un giallo sofisticato dal gusto ironico e parodistico che vede i protagonisti in viaggio per l’Europa dei luoghi di culto della scrittura terminando nella Gibilterra dell’immortale Molly Bloom».



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