• PrimaRiga

SCUOLE DI SCRITTURA CREATIVA, SÌ O NO?

Partiamo da qualche dato.

L’idea dell’insegnamento della scrittura creativa è nata in America agli inizi del XX secolo quando il pedagogista John Dewey sviluppa il concetto di “scuola attiva”, ponendo al centro dell’attenzione degli educatori i termini progressivo e creativo. Secondo Dewey, infatti, l'educazione è un processo continuo, in costante mutamento, nel quale l'esperienza pratica ha un valore determinante. È poi nel 1936 che nasce l'Iowa Writing Workshop, il master più prestigioso, dove hanno studiato e/o insegnato John Cheever, Kurt Vonnegut, Philip Roth, Tom Coraghessan Boyle, Robert Lowell, Michael Cunningham e Trenton Lee Stewart.

In Italia la scrittura creativa nasce a metà degli anni ottanta, grazie all'iniziativa di alcuni scrittori che attivarono i primi corsi. Il pioniere fu Raffaele Crovi (scrittore, giornalista, poeta, critico letterario, autore televisivo, sceneggiatore, editore e docente di italiano) che, nel 1984 presso il Teatro Verdi di Milano, ne introduce l'insegnamento, cedendo il testimone l’anno successivo a Giuseppe Pontiggia.

Ma a cosa ci riferiamo esattamente quando parliamo di scrittura creativa? Wikipedia la definisce così: La scrittura creativa nasce dall'applicazione della potenzialità creativa, presente in forme diverse in tutte le persone e che consente di elaborare soluzioni nuove, inedite ed originali nei vari contesti della vita, alla scrittura. Tale applicazione produce degli elaborati in cui sono presenti gli elementi tipici della creatività stessa intesi come: fantasia, invenzione, immaginazione, originalità. Lo scrittore creativo dal primo istante in cui pensa ad una storia fino a quando ne scrive la scena finale deve far uso di tutti e cinque i sensi poiché l'immaginazione creativa viene alimentata dalla capacità di tradurre la realtà in modo inedito e dall'abilità di usare la fantasia per rielaborare in modo originale le conoscenze acquisite con precedenti esperienze dirette o indirette (ad esempio di lettura).



Negli ultimi dieci anni, l’Italia ha visto il boom di scuole e laboratori per diventare scrittori di professione, un oceano di scuole private - circa un centinaio – che pare abbiano coinvolto più di 10mila tra giovani e meno giovani. Le scuole, per principianti e non, insegnano a strutturare una trama, a creare personaggi convincenti, ad affrontare la paura della pagina bianca.

Tra i motivi per cui solitamente si sceglie di partecipare a un corso di scrittura creativa c’è un’esigenza interiore di raccontare, senza però sapere bene da cosa e da dove cominciare. Per semplificare, frequentare uno di questi laboratori significa: allenare la fantasia e trovare l’ispirazione, superare il blocco dello scrittore, apprendere le tecniche di scrittura, sviluppare uno stile personale e affinare il proprio senso critico ed estetico.

A sostegno delle scuole di scrittura creativa si schiera Sandro Veronesi che in un articolo su Minima et moralia scrive: La cosa fondamentale che anche un corso di scrittura alla fine può fare è rafforzare l’apparato che tiene su la scrittura, che è la mente, la sensibilità. Cioè ripulirlo anche un po’ da quegli ingombri, da quelle calcificazioni che spesso mutilano la capacità. E questo vale sia per chi non ha pubblicato niente sia per chi ha pubblicato venti libri. Insomma, il problema è che tu hai un potenziale, non conosci qual è il limite di questo potenziale, puoi aver avuto più o meno fortuna, più o meno incoraggiamenti, ma poi finisci sempre per andare in crisi.

Sull'altro piatto della bilancia ci sono altrettanti buoni motivi per non frequentare uno di questi corsi. Il primo è sicuramente il costo, considerate le rette non proprio a buon mercato di alcune delle scuole presenti sul territorio italiano. In secondo luogo, ci si chiede spesso se effettivamente sia possibile insegnare a scrivere e soprattutto che ruolo occupino in questo tipo di metodologie il talento, la creatività e l’ispirazione.

In un articolo pubblicato un po’ di tempo fa su Linkiesta, si legge: Marcel Proust s’è murato in casa per dieci anni a scrivere la ‘Recherche’. Franz Kafka scriveva con ansia feroce, ovunque, stigmatizzandosi, senza occuparsi degli editori, degli editor, dei librai. Così si forgia l’opera – tutto il resto è narrativa, cioè perdita di tempo, tanto vale tornare a Sofocle, a Re Lear, a William Faulkner. Scuola Dumas, Scuola del libro, Scuola di scrittura creativa Omero e la Holden sono soltanto le più medagliate scuole di scrittura creativa oggi presenti in Italia. L’autore del pezzo, Davide Brullo, si scaglia contro le scuole creative italiane definendole un imbroglio a suon di migliaia di euro e suggerisce che per coltivare il proprio talento sia necessario leggere come matti.

Dello stesso parere sembra essere Antonio Borrelli che, su Il Giornale, non lesina in frecciatine, definendo le scuole slot machine della cultura, fabbriche di illusioni per scrittori delusi.


Per saperne di più:

Io Donna fa il punto su quali siano le principali scuole di scrittura creativa in Italia.


La redazione

33 visualizzazioni

Non perderti le nostre interviste.

Clicca qui e scopri tutti gli ospiti della rubrica
UN APERITIVO CON PRIMARIGA

linkedin.png

Via Sardegna 7, 25124

Brescia

Italia