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NASCE ITSART TRA PROMESSE E POLEMICHE.


Si chiamerà ItsArt (Italy is Art) l'annunciata “Netflix italiana della cultura”, ideata da Dario Franceschini, del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (Mibact), e promossa da Cassa Depositi Prestiti (Cdp).



A pochi giorni dal comunicato stampa ufficiale - che assicura che dalla piattaforma “si potrà accedere a un’offerta ampia, diversificata e molto concorrenziale per la visione live e on-demand di concerti e opere teatrali, si potranno effettuare tour virtuali dei principali musei italiani e delle maggiori mostre di interesse pubblico, visitare festival e fiere e scegliere fra un ampio catalogo di film e altri contenuti tematici”, contribuendo alla diffusione della cultura italiana nel mondo grazie a una distribuzione internazionale – non poche sono le perplessità evidenziate circa il progetto.

Su key4biz, Angelo Zaccone Teodosi segnala in un suo pezzo come le reazioni all’idea del ministro siano state piuttosto critiche, soprattutto dopo il comunicato di Cdp, da parte di giornalisti ed operatori del settore.

In particolare, nell’articolo di Chiara Zanini, sugli Stati Generali, oltre ai dubbi sulla cifra stanziata di 10 milioni di euro che pare esigua rispetto a un progetto così ambizioso, si fa riferimento all’assenza di bandi pubblici e ci si chiede come sia stata selezionata la Chili Spa – società attiva dal 2012 nel settore dei servizi di TV on demand e che conta oltre 4 milioni di utenti iscritti – e quali altri soggetti siano stati interpellati. Inoltre, ci si domanda come mai i lavoratori dello spettacolo non siano stati coinvolti in nessuna fase di questa operazione, seppure nello stesso comunicato si legga che i ricavi derivanti dall’utilizzo della piattaforma serviranno anche a supportare gli operatori del settore.

Intanto, due sono le principali petizioni lanciate negli ultimi giorni: quella del presidente dell’Agis (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo), Carlo Fontana, che ha segnalato la necessità di individuare precise strategie, anche temporali, per una ripresa delle attività di spettacolo; e quella promossa dal sito Attivisti dell’italiano che ha chiesto al ministro la modifica della denominazione della piattaforma, “in favore di una vera politica linguistica che faccia tornale vitale l’italiano e gli dia il posto che merita nella nostro offerta culturale nel mondo”.



La redazione

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