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IL PUNTO SUL SELF-PUBLISHING

Aggiornato il: 10 set 2019



Partiamo da un presupposto. Di tangibile e oggettivo c’è l’ultima indagine Istat del 2017, Produzione e lettura di libri in Italia presentata al Salone del libro di Torino, che ha restituito una fotografia editoriale dai tratti ancora grigi. La quota di lettori, pari al 41% della popolazione di 6 anni e più, è sostanzialmente la stessa del 2016 (40,5%), già in calo rispetto al 2015 (42%). Sconfortante dunque pensare che solo 4 italiani su 10 leggano almeno un libro all'anno… Un segnale di ripresa ha interessato la produzione editoriale, ma questo segno positivo è solo parziale. È vero infatti che i titoli pubblicati sono aumentati del 9,3%, rispetto all'anno precedente, e le copie stampate del 14,5%, ma la ripresa sembra aver interessato esclusivamente i grandi marchi mentre i piccoli e, ancor più, i medi editori sono ancora in flessione. Continua a crescere, invece, il mercato digitale: circa 27 mila titoli (oltre il 38% dei libri pubblicati nel 2017) sono disponibili anche in formato e-book; la quota supera il 70% per i libri scolastici. Stop. Questi i dati imparziali. Quello che viene dopo e che riguarda il self-publishing (fenomeno che consiste nel pubblicare un libro senza ricorrere ad un editore, nato nel 2002 grazie a Bob Young, ex amministratore delegato di Red Hat, che in quell'anno fondò il sito web lulu.com) è ipotesi, giacché non tutti i libri auto-pubblicati vengono registrati con un codice ISBN e non tutti vengono distribuiti tramite canali ufficiali, per cui ad oggi risulta estremamente difficile monitorarli. Nonostante i dati incoraggianti sugli e-book, i libri prodotti col self-publishing non solo vendono meno ma, per ottenere buoni risultati, hanno bisogno di un grosso impegno da parte degli scrittori nel marketing. Questo sostiene, ad esempio, Ros Barber in un articolo sul Guardian, che fa i conti in tasca agli autori di self affermando che questi dovrebbero dedicare il 10% del loro tempo alla scrittura e il 90% a fare pubblicità: aprire blog, creare gruppi social, chiedere recensioni, molto spesso a pagamento. Nel mondo luccicante, per alcuni, dell’auto-pubblicazione, dunque, potrebbero esserci delle falle. Il discrimine tra un testo auto-pubblicato e uno che invece passa per le vie tradizionali della filiera editoriale è sicuramente la selezione. Per quanto infatti i self possano acquistare servizi importantissimi, quali l’editing e la correzione di bozze, restano registi assoluti del proprio testo che bypassa il processo di valutazione che invece una casa editrice cura. Per i sostenitori del self-publishing, infatti, la scrematura dei volumi non avviene a monte ma a valle, attraverso la scelta degli utenti. E in questo senso la platea di chi si rende indipendente dagli editori si ampia a dismisura: imprenditori, professori universitari, ricercatori, scrittori di narrativa, giovani laureati, appassionati di letteratura… Ma è davvero utile aggirare il vaglio dei titoli da pubblicare e chi è che opta per la strada del self-publishing? Per lo più scelgono di auto-pubblicarsi gli autori che hanno all'attivo molte porte sbattute in faccia da parte degli editori a cui avevano inviato il proprio manoscritto. Ma non è sempre così. Alcuni scrittori che in precedenza hanno pubblicato attraverso casa editrice, infatti, si ritrovano a essere insoddisfatti principalmente per due motivi: la promozione e il guadagno. Le royalty pagate dagli editori non sono minimamente paragonabili a quelle dell’auto-pubblicazione, o meglio, a quelle di Amazon che riconosce fino al 70% all'autore. Tuttavia, almeno in Italia, sono ancora i volumi esposti sugli scaffali delle librerie a farla da padrona e i self ritengono ancora una conquista – dopo l’auto-pubblicazione – l’essere notati dagli editori che propongono una pubblicazione con la propria casa editrice.

E quali sono le piattaforme più utilizzate per il self-publishing? Nel 2011 lo scettro di leader mondiale passa da Lulu al gigante delle vendite online di libri Amazon, che consente di pubblicare sia e-book che edizioni cartacee tramite la piattaforma Kindle Direct Publishing. Il panorama italiano vede la presenza di siti come Ilmiolibro, nato nel 2008, che è anche uno dei più importanti in Europa (insieme alla piattaforma tedesca BOD), e Youcanprint che permette di distribuire i libri sugli store online, rendendoli ordinabili nelle librerie.

Di certo, ci saranno posizioni contrarie ed egualmente valide da parte dei sostenitori di una o dell’altra corrente, ma noi di PrimaRiga tendiamo a considerare che la qualità del prodotto finale sia qualcosa a cui tendere e che per ottenerla serva l’interazione di più professionisti con competenze differenti.


La redazione

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