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COVID-19. LIBRERIE APERTE ANCHE NELLE ZONE ROSSE.


Photo by John Michael Thomson

“I libri sono beni essenziali, bene che il governo ne abbia tenuto conto consentendo l’apertura delle librerie nelle zone rosse”, questa in sintesi la dichiarazione di Paolo Ambrosini, presidente dell’Associazione Librai Italiani (ALI), e Ricardo Franco Levi, presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE), nel giorno in cui il governo vara il nuovo Dpcm per la lotta al Covid-19.


L’appello firmato da alcuni editori (Alessandro Laterza, Giuseppe Laterza, Editori Laterza; Sandro Ferri, Edizioni e/o; Renata Gorgani, Editrice Il Castoro e Stefano Mauri, Gruppo editoriale Mauri Spagnol) che chiedevano a gran voce la non chiusura delle librerie pare quindi essere stato accolto. "Tenere aperto questo spazio di riflessione e di immaginazione è una priorità, se vogliamo che tutti partecipino alla creazione di un futuro comune", avevano spiegato gli editori. Dello stesso avviso anche il Salone del libro di Torino che aveva pubblicato, attraverso sito e social, un altro invito a non chiudere le librerie, che “per il ruolo che svolgono all'interno delle nostre comunità, non possono non essere inserite nelle categorie considerate essenziali”.


Il decreto, firmato da Giuseppe Conte il 3 novembre, e che prevede la chiusura di negozi e tutte le attività commerciali non essenziali, sospende - a partire dal 6 novembre e fino al 3 dicembre 2020 - anche le mostre e i servizi di apertura al pubblico dei musei, degli archivi, delle biblioteche, delle aree archeologiche e dei complessi monumentali di cui all'articolo 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio. Così si legge nel comunicato dell’ufficio stampa del MIBACT.


La redazione

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