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COVID-19. INVESTIRE NELLE BIBLIOTECHE PERCHÉ DIVENTINO LE NUOVE PIAZZE DEL SAPERE.


In un periodo in cui è vitale avere progetti solidi, per spendere bene i fondi del recovery plan, ed è più che mai necessario lavorare su idee concrete, Antonella Agnoli e Christian Raimo ne propongono una molto "semplice”: investire nelle biblioteche per aiutare la scuola e migliorare le città.


La biblioteca dell’università Bicocca di Milano, marzo 2020. (Piero Cruciatti, Afp)


Mentre con la firma del Dpcm del 14 gennaio 2021, che contiene le nuove misure per il contrasto e il contenimento dell'emergenza da Covid-19, il governo ha finalmente riaperto i musei, anche se solo in zona gialla e nei giorni feriali con ingressi contingentati, e le librerie nei centri commerciali, ha lasciato ancora una volta le biblioteche - tra le prime vittime della pandemia - chiuse, prevedendo l’apertura solo su prenotazione.


Avevamo già parlato dell'argomento, in occasione del Dpcm di novembre che aveva conferito al libro il valore di bene essenziale, e condividiamo volentieri un interessante articolo su Internazionale, in cui Antonella Agnoli (consulente bibliotecaria) e Christian Raimo (insegnante, giornalista e scrittore), tra le altre cose, fanno riferimento alla mancata partecipazione (perché non invitate) delle biblioteche alle consultazioni fra teatri, cinema, orchestre e musei, sulla fragilità del comparto cultura-spettacolo, durante il lockdown di primavera.


Eppure se esiste un’altra piazza culturale, inclusiva e aperta, a parte la scuola, è proprio la biblioteca, casa per altro dei cittadini che non sempre hanno le risorse per frequentare, ad esempio, le librerie.


Ed è questo il focus del pezzo: pretendere una politica culturale nazionale che non solo consulti ma che pianifichi una collaborazione permanente tra biblioteche, scuole, teatri e musei e che lo faccia attraverso investimenti importanti.


“Dobbiamo invertire questo processo che trasforma la città in una città disuguale - si legge -, con sempre più enclavi e ghetti, minima e domestica da una parte, di servitù e centri di smistamento globale dall’altra” e la biblioteca può essere l’avamposto di una battaglia culturale prima che politica.


La redazione

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