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COVID-19. I RISULTATI DEL SONDAGGIO SCRITTORI E PANDEMIA.


PrimaRiga ha promosso un’indagine per scrutare tra i cambiamenti che il 2020 ha prodotto nelle autrici e negli autori e nel loro rapporto con le case editrici e la scrittura.

Vogliamo condividere con voi i risultati di questo sondaggio, risultati in alcuni casi molto sorprendenti.


[Photo by Simone Secci]


Innanzitutto, ci è sembrato importante chiedere in che modo la scrittura abbia risentito dei cambiamenti dovuti al lockdown e all’isolamento sociale ed è inaspettato (o forse no) rilevare che più della metà degli autori (il 55,6%) abbia invece trovato in questo periodo più concentrazione e raccoglimento e addirittura il 22,2% ha prodotto più del solito. Solo l’11,1% afferma invece che la pandemia abbia svuotato la vena artistica e per lo stesso numero di autori nulla è cambiato nelle abitudini di scrittura.


Ciò che sembra un dato importante è che per una percentuale altissima (il 77,8%) degli scrittori che hanno compilato il sondaggio pare che l’anno appena trascorso non abbia influenzato le tematiche dei loro lavori, solo il 22,2% infatti ha risposto che il Covid-19 si sia insinuato nelle pieghe della scrittura, modificandole.


Più controversa, invece, pare essere la questione pubblicazione. Qui le differenze di percentuali sono meno nette e il panorama di dirette e presentazioni in streaming sembra aver frenato l’entusiasmo e il desiderio di inviare il proprio manoscritto. Infatti, per il 55,6% le intenzioni non sono cambiate ma un altrettanto corposo 44,4% ha rinviato una ipotetica pubblicazione a tempi migliori.


Ci è poi sembrato importante chiedere se il rapporto con gli editori si sia in qualche modo trasformato, rispetto alle esperienze precedenti. Ma pare che per la maggior parte degli approcci (il 55,6%) non si sia notato alcun cambiamento, seppure qui abbia un peso elevato la percentuale di chi (il 33,3%) non ha avuto contatti con le case editrici.


Quello che ci stupisce forse meno è una sostanziosa percentuale (il 33,3%) di chi nutre una sorta di cinismo e poca fiducia in un cambiamento positivo dettato dalla pandemia, seppure più del 20% speri in un rinato spirito di partecipazione e quasi il 45% scorga nuove opportunità e una trasformazione nel mondo editoriale.


La redazione

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